Un bacio romantico (My blueberry nights)
Wong Kar-wai
2007
E’ l’abbandono il filo conduttore di “My blueberry nights”, il lasciarsi e il ritrovarsi. Inizia tutto con una chiave che è il simbolo di una storia che finisce, abbandonata in una tavola calda da Elizabeth, durante una notte fredda e silenziosa. Quella sera stessa incontrerà Jeremy, dal quale fuggirà poco dopo intraprendendo un viaggio verso Memphis alla ricerca di se stessa. Un road movie, dunque, fatto più di soste che di movimenti, fatto di incontri che portano sulle spalle il peso di una metà mancante. Wong Kar-wai declina ancora l’amore nel nuovo capitolo del suo percorso artistico, ma non convince fino in fondo. Stordisce con l’eleganza delle sequenze, con la ricercatezza dei dettagli e dei movimenti, nascondendo gli sguardi dietro riflessi deformanti che restituiscono una dimensione non banale della materia trattata; apre con un incipit da ricordare, ma si perde nei chilometri del viaggio, procedendo a compartimenti stagno attraverso una galleria di personaggi che non graffiano e si dimenticano. Persino il suo tratto distintivo, quel ralenti che altrove era intrinseco ai personaggi e ne sottolineava magnificamente le psicologie, qui avvolge una frenetica realtà esterna e diviene tedioso. Uno sfoggio stilistico che finisce con l’uccidere gli intenti di un film che non emoziona e risulta freddo come una fetta di torta ai mirtilli avanzata dal giorno prima.
Wong Kar-wai
2007
E’ l’abbandono il filo conduttore di “My blueberry nights”, il lasciarsi e il ritrovarsi. Inizia tutto con una chiave che è il simbolo di una storia che finisce, abbandonata in una tavola calda da Elizabeth, durante una notte fredda e silenziosa. Quella sera stessa incontrerà Jeremy, dal quale fuggirà poco dopo intraprendendo un viaggio verso Memphis alla ricerca di se stessa. Un road movie, dunque, fatto più di soste che di movimenti, fatto di incontri che portano sulle spalle il peso di una metà mancante. Wong Kar-wai declina ancora l’amore nel nuovo capitolo del suo percorso artistico, ma non convince fino in fondo. Stordisce con l’eleganza delle sequenze, con la ricercatezza dei dettagli e dei movimenti, nascondendo gli sguardi dietro riflessi deformanti che restituiscono una dimensione non banale della materia trattata; apre con un incipit da ricordare, ma si perde nei chilometri del viaggio, procedendo a compartimenti stagno attraverso una galleria di personaggi che non graffiano e si dimenticano. Persino il suo tratto distintivo, quel ralenti che altrove era intrinseco ai personaggi e ne sottolineava magnificamente le psicologie, qui avvolge una frenetica realtà esterna e diviene tedioso. Uno sfoggio stilistico che finisce con l’uccidere gli intenti di un film che non emoziona e risulta freddo come una fetta di torta ai mirtilli avanzata dal giorno prima.




