4 mesi, 3 settimane, 2 giorni
Cristian Mungiu
2007
Quella di Gabita e Otilia sembra una storia come tante, il resoconto clinico di un aborto clandestino consumato tra le mura di un albergo di quart’ordine. Ma il dramma si sviluppa nella Romania di Ceausescu e si palesa subito l’intento di Mungiu di allontanarsi dal prendere posizione su una tematica sempre attuale per abbracciare quella, ben più ampia, della castrazione di una dittatura che annulla l’essere umano, la scelta. Gabita, che porta in grembo l’errore e Otilia che la aiuta a porvi rimedio, si trascinano catatoniche in un labirinto fatto di interni claustrofobici e scorci cittadini avvolti il più delle volte nel buio più nero. Lo stesso buio che ritroveranno una volta uscite da quel tunnel, immerse in un contesto dal futuro vuoto e incerto: l’aborto di Gabita è l’aborto di uno Stato che uccide lo sviluppo del suo popolo. Una volta entrate nelle stanza 206 il tempo si ferma per sempre perché nulla sarà più come prima: la loro diventa una presa di coscienza che ammutolisce. Mungiu procede spietato e millimetrico, scandendo il tempo del gesto estremo voluto, pianificato, difeso ad ogni costo; non si concede a sguardi compassionevoli, eppure avvolge la solitudine di queste due donne smarrite, mosse dal terrore e dalla rassegnazione. Come quando Otilia che sembra crollare per la prima volta, rivolge lo sguardo in camera, silenziosa, alla ricerca di una risposta che saremmo subito pronti a dare per tranquillizzarla.
Cristian Mungiu
2007
Quella di Gabita e Otilia sembra una storia come tante, il resoconto clinico di un aborto clandestino consumato tra le mura di un albergo di quart’ordine. Ma il dramma si sviluppa nella Romania di Ceausescu e si palesa subito l’intento di Mungiu di allontanarsi dal prendere posizione su una tematica sempre attuale per abbracciare quella, ben più ampia, della castrazione di una dittatura che annulla l’essere umano, la scelta. Gabita, che porta in grembo l’errore e Otilia che la aiuta a porvi rimedio, si trascinano catatoniche in un labirinto fatto di interni claustrofobici e scorci cittadini avvolti il più delle volte nel buio più nero. Lo stesso buio che ritroveranno una volta uscite da quel tunnel, immerse in un contesto dal futuro vuoto e incerto: l’aborto di Gabita è l’aborto di uno Stato che uccide lo sviluppo del suo popolo. Una volta entrate nelle stanza 206 il tempo si ferma per sempre perché nulla sarà più come prima: la loro diventa una presa di coscienza che ammutolisce. Mungiu procede spietato e millimetrico, scandendo il tempo del gesto estremo voluto, pianificato, difeso ad ogni costo; non si concede a sguardi compassionevoli, eppure avvolge la solitudine di queste due donne smarrite, mosse dal terrore e dalla rassegnazione. Come quando Otilia che sembra crollare per la prima volta, rivolge lo sguardo in camera, silenziosa, alla ricerca di una risposta che saremmo subito pronti a dare per tranquillizzarla. 




