lunedì, 03 dicembre 2007
Aspettando PARANOID PARK // part.2

Drugstore Cowboy
(Drugstore Cowboy, 1989)



Miscelando visioni post-surrealiste ad un sottile sense of humor (finora impensabile parlare di droga con questa ironica consapevolezza), Drugstore Cowboy rappresenta ad oggi il film più “visionario” di Gus Van Sant. Un cocktail tossico perfettamente riuscito, complice anche un Matt Dillon in gran spolvero a cui viene affidato l'intero film, road movie psichico di un cowboy che anziché montare in sella a cavalli selvaggi, decide di domare i propri istinti e di cambiare vita. Lei però, indomita, gli si rivolterà contro assumendo le sembianze di un cappello.


Belli e dannati
(My own private Idaho, 1991)



Shakespeare, Pasolini, Van Gogh e i personaggi del suo primo lungometraggio (Mala Noche) abbandonati ancora una volta sulla strada per questa ballata in re minore che racconta di prostituzione e amicizia. My own private Idaho è un circolo di solitudini in cerca di una riva su cui approdare (che sia un legame forte come quello materno o l’abbraccio pietoso di un cliente) da cui emerge il corpo narcolettico di Mike Waters che si trascina stanco in “strade che non finiranno mai e che probabilmente girano tutte intorno al mondo”


Elephant
(Elephant, 2003)



In una recente intervista Van Sant dice "Non giudico Alex. Lo osservo" riferendosi al protagonista di Paranoid Park. Tuttavia, ripensando a questo straordinario film, non si può non trasfondere questa considerazione ad esso: sarebbe stato facile realizzare un lavoro ricattatorio e intriso di morale, in cui si giudica il tragico quanto spaventoso evento che lo anima (la strage di Columbine). Troppo facile. Van Sant raggira l’ostacolo e osserva con occhio neutro i suoi protagonisti, ci trasporta nei corridoi silenziosi di quella scuola, ci fa quasi toccare ogni persona, respirare con loro, mentre si diventa sempre più un tutt’uno con quegli ambienti dal tempo sospeso. Questo fino a quando i colpi di mitragliatore lacerano quel silenzio e ci si ritrova attoniti, smarriti tra le note di “per Elisa”.


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postato da: Iggy alle ore 18:22 | Permalink | commenti (19)
Commenti
#1   03 Dicembre 2007 - 21:17
 
Questo è il Van Sant che amo!!Il secondo ancora mi manca ma gli altri due sono spettacolari, soprattutto Elephant.
Nel 2003 il Festival di Cannes scosse il mondo con questo film e Dogville sia dal punto di vista della rivoluzione copernicana del fare cinema sia da un punto di vista emotivo.
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#2   03 Dicembre 2007 - 23:46
 
Elephant è uno dei film più belli della storia del cinema, a mio giudizio. Ti spezza il fiato. Nessuno sarebbe riuscito a rendere con maggiore pregnanza e con maggiore distacco l'orrore accaduto all'interno del liceo di Columbine. La gratuità della violenza, la crudeltà mostrata senza filtri, il fatto che il regista si limiti a dare una visione puramente imparziale e cronachistica dell'accaduto è semplicemente sorprendente. E difficilissimo è stato rimanere (almeno apparentemente) neutrali di fronte ad un evento di obiettiva ripugnanza davanti al quale la retorica ed il dito puntato si sarebbero prestati con estrema semplicità, quasi automatica.
Ho scritto di emrda, ma spero che il senso si capisca!!! :))
utente anonimo

#3   04 Dicembre 2007 - 22:09
 
I tre film più belli di Van Sant.
Non vedo l'ora di vedere Paranoid Park. Elephant è agghiacciante.

Drugstore cowboy proprio perché, come giustamente dici, parla di droga con ironia ospita in una piccola parte il grande scrittore William Burroughs il quale nei suoi scritti ha parlato - con un ironia taglientissima - di tutte le sue abitudini drogherecce e sessuali e, allargando il discorso, dell'America stessa.
Un saluto! Alla prossima
utente anonimo

#4   05 Dicembre 2007 - 10:33
 
@ Mario, la costante di molti film che trattano di tragedie è quella di spingere il pubblico verso una elaborazione del lutto consolatoria. In genere si danno tutti gli elementi per poter "capire", rimanere distaccati o concludere che "per foruna a me non succederà mai!" Il pregio di un film come ELEPHANT è quello di far riflettere sul gesto cogliendone appieno l'assoluta mancanza di senso. E' l'estremo inserito nel contesto della normalità e questo spaventa, lacera, lascia attoniti.

@ Roberto, il cameo di William Burroughs è memorabile e, come giustamente dici, non poteva capitare nel film più giusto! ^^

@ Mr.Davis, hai ragione! Non avevo pensato a questo liberissimo parallelismo! Due film "estremi" e altrettanto divisori.
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#5   05 Dicembre 2007 - 11:31
 
non amo troppo van sant, ma "elephant" è un gran film: rarefatto eppure terribilmente fisico...
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#6   05 Dicembre 2007 - 16:20
 
Adoro e venero Van Sant, tre grandissimi film che più chi meno. Bellissime descrizioni ^^
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#7   05 Dicembre 2007 - 16:23
 
Bellissimi film, grande cinema, soprattutto Elephant.
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#8   05 Dicembre 2007 - 17:57
 
qnd vuole esserlo è un ottimo regista. ottimo.
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#9   05 Dicembre 2007 - 19:58
 
Mi associo (e come potrei esimermi) agli entusiastici commenti: anche per me (e ne parlammo nella prima parte di questa tua impeccabile mini-retrospettiva) questo è il Van Sant che conta, con il picco straordinario e doloroso di ELEPHANT.
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#10   05 Dicembre 2007 - 21:56
 
Elephant, per me, è il migliore.
Saluti.
Para
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#11   06 Dicembre 2007 - 10:15
 
elephant è ENORME!
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#12   06 Dicembre 2007 - 10:35
 
Tutti estimatori dell'elefante nella cristalliera, mi fa piacere! ^^ La cosa che non ho mai digerito è che in molti lo definiscono un film per soli estimatori del mezzo tecnico, come se il pianosequenza fosse l'unica cosa degna d'interesse. Ok che il "vivere" un film rimane un'esperienza personalissima, ma come si fa a rimanere freddi davanti a questo urlo di dolore?

Intanto: DOMANI E' IL GRANDE GIORNO!!! Spero in una degna distribuzione!
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#13   06 Dicembre 2007 - 14:00
 
My own private Idaho non m'ha mai preso più di tanto. Uno di questi giorni ritiro fuori il dvd e me lo riguardo. Bella storia, interessante, eppure mi sentivo un po' fuori e non so perché.
Invece Elephant con quel suo stile chirurgico (l'unico possibile forse con quel tema) è davvero lancinante. Un colpo di fulmine immediato. Hai ragione, il contrasto tra Per Elisa e la straga che "finalmente" si compie è davvero inquietante.
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#14   06 Dicembre 2007 - 14:53
 
My own private Idaho fu per me un film rivelazione, importantissimo (infatti anche la testata del mio blog ne porta una inquadratura), visto al cinema in condizioni di disagio per gli insulti e le risatine della sala.
Il film è una storia di crescita, passaggio dalla adolescenza alla vita adulta, di amicizia e di amore, profondo amore mai detto se non all'ombra di un fuoco.
River fa una delle dichiarazioni d'amore più belle della storia del cinema.
Ma è anche un film sui ragazzi perduti, su chi vende il proprio corpo nelle strade, sulla disperata ricerca di amore (in un padre, in un amico, in un amante).
Se ci pensiamo, Van Sant aveva già cominciato - e mai interrotto - fin da mala noche, quel pedinamento dell'adolescenza che a lui tanto interessa, nell'indifferenza di un mondo adulto mai disposto al dialogo.
Grazie per averlo ricordato. Un saluto.
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#15   06 Dicembre 2007 - 16:10
 
@ souffle, grazie a te per questo intervento che in poche parole cattura tutta l'anima del film. MALA NOCHE, purtroppo, rimarrà fuori da questa mini rassegna perchè l'ho visto tempo fa in lingua originale perdendo buona parte dei dialoghi e non mi andava di parlarne con superficialità. Spero in una futura pubblicazione in Italia (insieme a GERRY)! Comunque hai ragione, il pedinamento dell'adolescenza (mi piace questa definizione!!) è una costante del suo faire du cinema e lo fa sempre senza retorica, assumendosene ogni rischio. Un autore coerente e libero.

@ NoodlesD, allora se lo rivedi e cambi idea, ripassa pure! ^^
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#16   07 Dicembre 2007 - 18:50
 
direi una cosa
VAN "BELA" SANT: lezione di cinema
una meraviglia paranoid park....
non aggiungo altro ^^
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#17   08 Dicembre 2007 - 18:17
 
apprezzo Gus per le sue innovazioni e la sua "creatività", ma lo apprezzo anche per il bellissimo elephant in cui sembra mettersi da parte, portandoci al contatto diretto!
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#18   30 Dicembre 2007 - 20:25
 
Amo i film di Van Sant...
Specialmente, "Belli e Dannati".
Ma ho apprezzato anche "The Last Days"...tu che ne pensi?

^_^
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#19   30 Dicembre 2007 - 20:36
 
Eh, da queste parti Van Sant si ama anche quando è minore! Ma non è il caso di LAST DAYS che mi era piaciuto parecchio. Un film di stati d'animo che irrompono sullo schermo con lacerante e silenziosa violenza.

Ciao, grazie per la visita! ^^
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