August Rush (la musica nel cuore)
Kirsten Sheridan
2007
A voler essere critici fino in fondo, non sono pochi gli elementi che permettono di distruggere un film come questo: uno storia dallo sviluppo palese già dopo pochi minuti, qualche dialogo scritto con la saccarina e numerose soluzioni affidate al caso e al pensiero magico. Bisognerebbe sottolineare però che Kirsten Sheridan non fa nulla per nascondere i propri intenti e procede con orgoglio regressivo per puntare dritto al cuore, con quella sana prevedibilità e retorica tipica di ogni buona favola che si rispetti. August Rush può essere infatti definito come una favola moderna, che attualizza Dickens (anche se si è ben lontani dalla critica sociale di Oliver Twist) e dove la fuga da un mondo ostile è possibile grazie al suono, alla musica che diventa elemento superiore che trascende lo spazio e diventa l’unica via di connessione con le persone. Evan Taylor, chiuso in orfanotrofio sin dalla nascita, ha sviluppato infatti un talento fuori dal comune per la musica, riuscendo a carpire l’armonia di ogni suono o rumore che gli gira attorno. Si convince che questa sua dote lo riporterà tra le braccia dei genitori (due musicisti che ignorano la sua esistenza) e intraprende un lungo viaggio che sarà, poco alla volta, una nota aggiunta al pentagramma della sua vita. C’è la paura dell’abbandono in August Rush: tutti i personaggi da Evan ai genitori, passando per Mago (mentore fondamentale per la crescita di Evan, ma altrettanto egoista) sono in balia delle loro solitudini, aggrappati a consolatori succedanei che alleviano un dolore costante. Supereranno i propri ostacoli nel momento in cui impareranno ad “ascoltarsi".
Kirsten Sheridan
2007
A voler essere critici fino in fondo, non sono pochi gli elementi che permettono di distruggere un film come questo: uno storia dallo sviluppo palese già dopo pochi minuti, qualche dialogo scritto con la saccarina e numerose soluzioni affidate al caso e al pensiero magico. Bisognerebbe sottolineare però che Kirsten Sheridan non fa nulla per nascondere i propri intenti e procede con orgoglio regressivo per puntare dritto al cuore, con quella sana prevedibilità e retorica tipica di ogni buona favola che si rispetti. August Rush può essere infatti definito come una favola moderna, che attualizza Dickens (anche se si è ben lontani dalla critica sociale di Oliver Twist) e dove la fuga da un mondo ostile è possibile grazie al suono, alla musica che diventa elemento superiore che trascende lo spazio e diventa l’unica via di connessione con le persone. Evan Taylor, chiuso in orfanotrofio sin dalla nascita, ha sviluppato infatti un talento fuori dal comune per la musica, riuscendo a carpire l’armonia di ogni suono o rumore che gli gira attorno. Si convince che questa sua dote lo riporterà tra le braccia dei genitori (due musicisti che ignorano la sua esistenza) e intraprende un lungo viaggio che sarà, poco alla volta, una nota aggiunta al pentagramma della sua vita. C’è la paura dell’abbandono in August Rush: tutti i personaggi da Evan ai genitori, passando per Mago (mentore fondamentale per la crescita di Evan, ma altrettanto egoista) sono in balia delle loro solitudini, aggrappati a consolatori succedanei che alleviano un dolore costante. Supereranno i propri ostacoli nel momento in cui impareranno ad “ascoltarsi". 




