Across the universe
Julie Taymor
2007
Con una conoscenza scolastica dei Beatles, la vera difficoltà nel vedere Across The Universe è stata il rimanere indifferente al suo spirito sixties. Prima di entrare in sala infatti, mi sono imposto di non cadere nella trappola dell’operazione nostalgia, promessa puntualmente disattesa al terzo secondo netto di pellicola, prima che delle tumultuose onde irrompessero dallo schermo per avvilupparsi attorno al cuore. Senza girarci troppo attorno, Across The Universe è un film vibrante, carico di passione e di quelle contraddizioni che hanno caratterizzato gli anni che racconta in due ore di caleidoscopica dissonanza. La Taymor infatti sdogana definitivamente i Beatles, offrendone una nuova lettura e plasmando le loro canzoni (tutte riarrangiate da Elliott Goldenthal e cantate dagli stessi attori) su una storia ben lontana dall’aura pop del quartetto di Liverpool: una delusione (forse) per chi si aspettava un tributo filologico, una rivelazione per chi invece raccoglie la sfida abbandonandosi alle immagini. La storia d’amore tra Jude e Lucy è il palcoscenico su cui si alternano la musica come espressione di sè, i sogni, le speranze, le illusioni, i tumulti e gli orrori degli anni '60, quando la ricerca della libertà si scontrava con gli echi di una guerra assurda che arrivavano fin dentro le mura della casa America estendendosi fino ai ghetti di Harlem (aspetto magistralmente sintetizzato nella sequenza gospel di Let it be). Tolta l’utopia di Hair e vicino come fusione tra musica e immagini (soprattutto in quelle che annullano la distanza tra realtà e finzione) a "The Wall" di Alan Parker, Across The Universe descrive un’epoca già abbondantemente assimilata, ma diventa portatore sano di un messaggio universale: la storia è destinata a ripetersi, ci saranno sempre le nutrici d’odio, ma mai arrendersi a questo cancerogeno circolo vizioso, mai abbandonare l’amore e l’entusiasmo per le cose. Soluzione semplicistica? Poco importa: si esce dalla sala ebbri di speranza e col sorriso sulle labbra.
Julie Taymor
2007
Con una conoscenza scolastica dei Beatles, la vera difficoltà nel vedere Across The Universe è stata il rimanere indifferente al suo spirito sixties. Prima di entrare in sala infatti, mi sono imposto di non cadere nella trappola dell’operazione nostalgia, promessa puntualmente disattesa al terzo secondo netto di pellicola, prima che delle tumultuose onde irrompessero dallo schermo per avvilupparsi attorno al cuore. Senza girarci troppo attorno, Across The Universe è un film vibrante, carico di passione e di quelle contraddizioni che hanno caratterizzato gli anni che racconta in due ore di caleidoscopica dissonanza. La Taymor infatti sdogana definitivamente i Beatles, offrendone una nuova lettura e plasmando le loro canzoni (tutte riarrangiate da Elliott Goldenthal e cantate dagli stessi attori) su una storia ben lontana dall’aura pop del quartetto di Liverpool: una delusione (forse) per chi si aspettava un tributo filologico, una rivelazione per chi invece raccoglie la sfida abbandonandosi alle immagini. La storia d’amore tra Jude e Lucy è il palcoscenico su cui si alternano la musica come espressione di sè, i sogni, le speranze, le illusioni, i tumulti e gli orrori degli anni '60, quando la ricerca della libertà si scontrava con gli echi di una guerra assurda che arrivavano fin dentro le mura della casa America estendendosi fino ai ghetti di Harlem (aspetto magistralmente sintetizzato nella sequenza gospel di Let it be). Tolta l’utopia di Hair e vicino come fusione tra musica e immagini (soprattutto in quelle che annullano la distanza tra realtà e finzione) a "The Wall" di Alan Parker, Across The Universe descrive un’epoca già abbondantemente assimilata, ma diventa portatore sano di un messaggio universale: la storia è destinata a ripetersi, ci saranno sempre le nutrici d’odio, ma mai arrendersi a questo cancerogeno circolo vizioso, mai abbandonare l’amore e l’entusiasmo per le cose. Soluzione semplicistica? Poco importa: si esce dalla sala ebbri di speranza e col sorriso sulle labbra. 




