martedì, 20 novembre 2007
Aspettando PARANOID PARK // part.1

Cowgirls, il nuovo sesso
(Even cowgirls get the blues, 1993)



Gus Van Sant incontra la commedia, i colori pastello, i frullati pop e ci racconta Sissy, una ex modella vagabonda dai pollici ipersviluppati che gira l’America in autostop fino al ranch di Rubber Rose, dove vivono un gruppo di cowgirls in rivolta. Tratto dall’omonimo romanzo di Tom Robbins, un cult degli anni settanta, Even Cowgirls Get The Blues è la vittima illustre di un montaggio sconclusionato (fu infatti rimaneggiato dopo un fallimentare esordio al Festival di Venezia) che ci restituisce una storia senza direzione persa tra proclami ecologisti, femministi e orgoglio omosessuale. Comunque fedele agli stilemi tipici del suo cinema, Van Sant piazza qualche bella sequenza (spassosi i tagli tipici dell’estetica western su una storia così grottesca) e dona alla Thurman il suo primo personaggio importante entrato di prepotenza nell’immaginario cinematografico di questi ultimi anni.


Will Hunting, genio ribelle
(Good Will Hunting, 1997)



Primo film su commissione per Van Sant che dirige la sceneggiatura degli esordienti Matt Damon e Ben Affleck. Will Hunting è un teppistello particolarmente brillante e con doti matematiche fuori dal comune, supportato da un docente universitario che ne vede il potenziale e lo sprona al pari di un genitore che riversa sul figlio i propri sogni di gloria. Iniziato alla terapia per evitare il carcere, incontra Sean Maguire uno psicologo poco ortodosso che gli cambierà per sempre la vita. Cinema “classico”, apparentemente molto distante da ciò che Gus Van Sant aveva fatto finora, eppure intriso della sua poetica, Will Hunting brilla per la disarmante semplicità: la conoscenza tra due persone agli antipodi, eppure legati nel loro essere sovversivi è il lasciapassare per una reciproca comprensione e l’inevitabile crescita interiore. Torna un grande Robin Williams, ancora una volta maestro di vita come nel capolavoro di Weir.


Scoprendo Forrester
(Finding Forrester, 2000)



Diretto dopo il disastroso remake di Psycho, il quale aveva almeno il pregio di far discutere su un’operazione sì pericolosa, ma per certi versi interessante, Scoprendo Forrester è il Van Sant fagocitato dall’industria Hollywoodiana. Seguito ideale di Will Hunting, nonché suo negativo nel ribaltare la logica dell’incontro che cambia la vita (in questo caso l’allievo che fa rinascere il proprio maestro) questa moderna “fiaba del ghetto” è un compitino ben svolto che non aggiunge nulla alla carriera del regista americano. Prevedibile (nell’evoluzione e nelle emozioni veicolate), dall’happy ending consolatorio, si ricorda per qualche dialogo ispirato e l’ottima prova di un incazzato e vulnerabile Sean Connery. Sintomatico che dopo questa plastificata esperienza sia arrivato un film come Gerry.


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postato da: Iggy alle ore 19:15 | Permalink | commenti (21)
Commenti
#1   20 Novembre 2007 - 20:32
 
pur essendo standardizzato Will Hunting ha dalla sua una rivisitazione nostalgica dei temi del genio (genio dal basso) e del rapporto umano segnato dalle preesistenze che sono veramente toccanti. Comunque per me uno dei migliori di Van Sant, con un Ben Affleck alla sua migliore interpretazione.

Su Scoprendo Forrester concordo in pieno con te.

Il primo che hai postato non l'ho visto.
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#2   20 Novembre 2007 - 20:35
 
"Will Hunting", hai detto bene, è un figlio anomalo di Gus Van Sant. Chi non conoscesse il regista vedendo solo "Will Hunting" se ne farebbe, a mio giudizio, un'idea sbagliata. Perchè il film è imbevuto di quella retorica e convenzionalità che sono in genere perfette estranee delle pellicole di Van Sant. Robin Williams si guadagnò un Oscar per la sua interpretazione nel 1997, così come la coppia Matt Damon/Ben Affleck, autori della sceneggiatura. La pecca maggiore del film, a mio giudizio. Memorabile Minnie Driver. Il miglior film di Gus van Sant è, a mio giudizio, "Elephant".
utente anonimo

#3   20 Novembre 2007 - 22:20
 
A dirtela tutta non sono mai stato un fan di Van Sant - e sostanzialmente mi trovo sulla linea di settimaarte.

Dei 3 il migliore è WILL HUNTING (seppur con i limiti di uno script davvero troppo hollywoodiano [nel senso peggiore del termine]); il problema di Van Sant secondo me risiede proprio nell'eccessivo eclettismo e nella mancanza di una vera "zampata" decisiva.

LAST DAYS è quello che mi è piaciuto di meno; ELEPHANT di più.
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#4   20 Novembre 2007 - 23:55
 
Will Hunting forse il migliore dei tre anche se con molti limiti. Comunque ho sempre pensato che Cowgirl sarebbe potuto essere un Capolavoro se il film non fosse crollato del tutto dopo una prima parte davvero notevole. Ciao.
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#5   21 Novembre 2007 - 00:06
 
amore totale per il robin williams di Will hounting. amore totale per il basket che si affaccia timido nel "parquet" di scoprendo forrester. non amore totale per V.Sant.

bel post, a presto IG! ; )
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#6   21 Novembre 2007 - 16:05
 
Ricordo che di recente si parlava altrove (nel blog di delirio se non ricordo male) di cinema imperfetto, ma pur sempre vivo e pulsante. Ecco, se dovessi scegliere il mio regista imperfetto direi sicuramente Gus Van Sant. Di lui apprezzo il suo essere una via di mezzo tra lo spirito beat e le fotografie di Larry Clark impresse su pellicola, apprezzo lo sguardo neutro ma carico d’amore che riversa sui suoi personaggi, moderni freaks annoiati e disperati, apprezzo le sue storie semplici che si scrivono da sole (per alcuni il suo grosso limite), apprezzo il fatto che ogni suo film sembra nascere da un’impellente esigenza, che lo porta a pensarlo, scriverlo, produrlo, dirigerlo, montarlo, mettendosi in discussione, rischiando sulla propria pelle, sempre. Le zampate decisive di cui si è detto, io dal suo cinema le ho ricevute spesso e parlo della strada di “Belli e dannati”, dei corridoi di “Elephant”, del tumulto interiore fatto suono in “Last days”, degli sguardi verso l’orizzonte di “Gerry”. Un regista che non ha paura di descrivere il silenzio, che non ha paura di fermarsi a pensare. Un aspetto che in tempi di bulimica frenesia, non posso non apprezzare.
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#7   21 Novembre 2007 - 18:57
 
Il cinema di Van Sant è indubbiamente interessante, ma (probabilmente è un mio limite) non sono mai riuscito ad apprezzarlo fino in fondo.

Piuttosto vorrei chiederti, anche perché mi pare finora nessuno l'abbia citato, che ne pensi di "Da morire". A me era molto piaciuto.

Ciao,
Mr. Hamlin
utente anonimo

#8   21 Novembre 2007 - 19:54
 
van sant mi piace molto
allora, il primo mi manca :-( (ed anche gerry... quello DEVO vederlo)
su will hunting sono d'accordo e ti dirò, io sarei più buono con scoprendo forrester, e i motivi, più che cinematografici, sono personali... (sai, ho sempre sognato di fare lo scrittore e in più in quel peridiodo giochicchiavo a basket... non aggiungo altro, a sì, salinger è uno dei miei miti personali... credo basti ^^)
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#9   22 Novembre 2007 - 11:35
 
@ honeyboy, il punto è proprio quello, a me non ha nemmeno emozionato, cosa che invece succede ogni volta con "Will Hunting". Comunque, è vero, i momenti più alti di "Scoprendo Forrester" sono proprio quelli riferiti allo scrivere!

@ mr. hamlin, che dire? Ne penso un gran bene e ne parlai tempo fa (trovi il link della recensione alla fine di questo post). Non mi sorprende che un fan di Wilder come te lo abbia apprezzato: è probabilmente una delle migliori commedie nere di questi anni, un atipico noir che gioca coi media, distruggendoli.
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#10   22 Novembre 2007 - 14:10
 
Adoro Van Sant, ma di questi tre ho visto solo il secondo. Inutile dire che è spettacolare e che costituisce forse la migliore prova di Demon e magari anche di Williams.
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#11   22 Novembre 2007 - 22:55
 
Di questi 3 ho visto solo Will Hunting...
A me non era dispiaciuto.
E Robin Williams era di nuovo il "capitano, mio capitano!"
ciao Iggy!
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#12   23 Novembre 2007 - 20:35
 
Lo so che non c'entra niente..ma ti prego dieghito..passami quella foto di asiaaaaaa!!ahahah!
klava
utente anonimo

#13   24 Novembre 2007 - 11:25
 
Mi accodo alle lodi per Robin Williams e per il suo personaggio complesso quanto basta da meritare tutta la mia attenzione e concordo pure su Damon: gli "scontri" tra i due sono tra le cose più interessanti viste in questi ultimi anni di cinema!

@ Là, ecco il link per l'immagine. Attenta che crea assuefazione!! AHAHAH!

http://img152.imageshack.us/img152/4729/gallery47677fe3.jpg
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#14   26 Novembre 2007 - 18:30
 
Digerisco poco i film di quegli anni, ma scoprendo forrester a parte Sean (che ricalca sempre sè stesso) mi è piaciuto per la sua poetica. O forse mi ci sono riconosciuto troppo. Ciao Nam. Viva gli Stooges e gli MC5
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#15   26 Novembre 2007 - 21:17
 
Capperi come lo aspetto... come lo aspetto... speriamo in bene!
Su IMDB ne parlando molto bene... speriamo in bene!
utente anonimo

#16   28 Novembre 2007 - 15:09
 
Hai assolutamente colto nel segno (il riferimento a Wilder nel tuo commento).
Ora corro a leggermi la tua recensione.

Ciao,
Mr. Hamlin
utente anonimo

#17   28 Novembre 2007 - 15:38
 
da quel poco che si intuisce, Paranoid Park dovrebbe riprendere lo stile di Elephant... mmmhhh... quello era un esperimento, ma cosa succede quando si codifica un esperimento?
E' questa la domanda che - una volta ottenuta la risposta - mi farà avere un'opinione sufficientemente definitiva su Gus Van Sant... attendo con impazienza.
saluti
Alteredo
p.s.
Ho messo su una nuova intervista: Margherita Buy
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#18   28 Novembre 2007 - 17:06
 
Lo stile di Paranoid Park non è assolutamente così estremo come quello di Elephant: abbiamo un solo punto di vista stavolta, anche se poi la storia è frammentaria e non lineare.Paranoid Park è il capolavoro di Van Sant.
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#19   28 Novembre 2007 - 17:25
 
@ nameerf, non ho il culto di Sean Connery, ma in questo film l'ho trovato in parte e mai sopra le righe: insomma ho visto un personaggio delineato e non "Sean Connery travestito da scrittore". Penso avrebbe fatto meglio a chiudere la carriera con questo film anzichè con "La leggenda degli uomini straordinari"! ^^

Sulla questione Elephant/ Paranoid Park, non posso ancora rispondere e mi limito a dire che non ho avuto una sensazione di dejà vù nel vedere il trailer. Forse il fatto che "la generazione di riferimento" sia la stessa può trarre in inganno (?)
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#20   06 Dicembre 2007 - 15:02
 
Da morire per me è un film magnifico, uno dei migliori film sul mondo della televisione (e della voglia di andarci ed essere famosi) e andrebbe fatto vedere nelle scuole. Nicole al suo meglio.
Ovviamente di scarso successo. Peccato.
Will Hunting è vero che è un film direi quasi su commissione, ma ha un'ottima sceneggiatura e Ben Affleck riesce persino a recitare.
Tra Will e il suo amico del cuore c'è qualcosa di più, si sente, come quelle amicizie adolescenziali venate d'amore.
E per questo il loro lasciarsi è ancora più straziante.
Lasciando andare via Will, il suo amico dà una prova d'amore incredibile (non si dice: ti lascio perchè ti amo?).
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#21   06 Dicembre 2007 - 16:29
 
DA MORIRE è un film avanti anni luce nel cogliere appieno tutte le distorsioni che oggi abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. WILL HUNTING è un tributo all'amore universale e non egotico: il dialogo tra Will e Chuckie è lì a dimostrarlo.
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Commenti

categoria:recensioni, iggy