THE BOURNE TRILOGY
The Bourne Identity (Doug Liman, 2002)

Matt Damon è Jason Bourne, l’agente speciale della CIA programmato per uccidere che ha perso la memoria durante una missione. Ritrovato privo di sensi in mare aperto da un gruppo di pescatori, dovrà ricostruire il suo passato partendo da due fori di proiettile sulle schiena e un codice bancario impiantato sotto la pelle. Arrivato nelle sale, Bourne spazzò via in un solo colpo obsoleti 007 e cyborg da missioni impossibili, rimbalzando da un posto all’altro dell’Europa alla ricerca di se stesso e in fuga dai suoi burattinai che lo vogliono morto. Tratto da un romanzo di Robert Ludlum, dirige Doug Liman, un action movie che si regge su un personaggio importante, ben lontano dalla retorica del supereroe e che conta su un sapiente mix di azione e introspezione psicologica.
The Bourne Supremacy (Paul Greengrass, 2004)

L’inglesissimo Greengrass sale alla regia, svecchiando l’atmosfera seventies del primo capitolo e sfornando un film dall’impianto “americano”. Bourne diventa un dinamico action di nuova concezione con il suo momento fracassone (nel finale ed è davvero troppo) ma risulta comunque un buon sequel. Non tutti hanno apprezzato la svolta, ma la camera a mano di Greengrass fa faville, dando ritmo e portando perennemente lo spettatore dentro le situazioni e sulle spalle dei personaggi. Tony Gilroy confeziona una sceneggiatura ad incastro, che aggiunge nuovi ricordi alla mente di Jason Bourne e prosegue un percorso narrativo senza troppe forzature.
The Bourne Ultimatum (Paul Greengrass, 2007)

Un Matt Damon sempre più calato nel personaggio è la punta di diamante di questo ultimo (?) capitolo. Il Jason Bourne di Ultimatum è un uomo in cerca di vendetta e prossimo alla resa dei conti col suo passato e Damon non si risparmia, donandogli tutto lo spessore necessario per traghettarlo verso quelle rivelazioni che si attendono sin dal primo episodio. The Bourne Ultimatum parte subito con la quinta ingranata e non molla il tiro per un’intera ora di mirabolanti ed estenuanti inseguimenti, prima di rallentare e cedere il passo alle soluzioni di rito. Una vera goduria per gli amanti del genere, un po’ meno per chi dei precedenti capitoli ha apprezzato anche la buona sceneggiatura, in questo caso risolutiva sì, ma troppo risicata a discapito degli argomenti tirati in ballo. Greengrass non sposta di una virgola il suo approccio alla storia: c’è ampio sfoggio di tecnica, ma ammicca continuamente al precedente capitolo, il che è un grosso limite se si deve concludere che, tolto dal contesto della trilogia, ci si ritrova con un film monco e concepito come fosse la seconda parte di un telefilm andato in onda il giorno prima. In definitiva una prova godibile, ma che porta la dicitura “solo per fans” sin dai titoli di apertura.





