mercoledì, 29 agosto 2007
Am I here all alone? *
7.9.07



* Ballad of a thin man
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lunedì, 27 agosto 2007
Disturbia
D.J. Caruso
2007



Seborroico teen-thriller dalla programmatica suspence, Disturbia, porta il nome di un efficace farmaco per movimenti intestinali. Somministrare con cautela.
postato da: Iggy alle ore 13:58 | Permalink | commenti (21)
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sabato, 25 agosto 2007
Do you like Hitchcock?
Dario Argento
2005

Scritto e diretto per la televisione, Do you like Hitchcock?, ultimo lavoro accreditato prima dell’imminente ritorno cinematografico con “La terza madre”, è la coltellata definitiva alla morente carriera del regista romano. Lutto al braccio e indignazione in corpo ci si chiede perchè, dopo un passato indimenticabile e vibrante, Argento debba sottoporci a questo supplizio per 14 pollici che è il culmine di un’inesorabile parabola discendente iniziata da almeno 10 anni. Inutile attuare un processo di negazione e attribuire le colpe al contesto televisivo: la pochezza di questo thriller citazionista va ben oltre l’esiguo budget con cui è stato girato. I tributi al cinema hitchcockiano, da sempre uno dei punti di riferimento di Argento, potevano quantomeno essere oggetto di godimento cinefilo per lo spettatore, ma immersi in una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti, innervosiscono e nulla più, soprattutto quando usati per dare spessore ad un giallo sconclusionato e privo di tensione narrativa. Si aggiungano dei dialoghi sconfortanti che vanno dal “Più penso a questo omicidio e più mi eccito” al “Vuoi un panino? No, sono a dieta….no, non è vero, sono anoressica!” che hanno la fortuna di uscire dalle bocche di un cast da destinare in toto ai lavori socialmente utili, in cui persino uno spaesato Elio Germano riesce a dare del suo peggio. Partendo da “La finestra sul cortile” per costruirci attorno una storia ispirata dalla incomprensibile cronaca nera-domestica tutta italiana, Dario Argento, dirige senza passione e con piglio autoreferenziale e il cui apice stilistico sfocia nelle ghiandole mammarie di tutto il cast femminile e in pornografici close-up sui meccanismi a scatto delle serrature (?)
postato da: Iggy alle ore 18:10 | Permalink | commenti (24)
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giovedì, 23 agosto 2007
Veronika Voss
Rainer Werner Fassbinder
1981

Nata dalle ceneri di Norma Desmond (indimenticabile personaggio Wilderiano), Veronica Voss è un’ex attrice dell’UFA che, percorso abbondantemente il suo personale viale del tramonto, si ritrova soggiogata da una psichiatra senza scrupoli, anestetizzata dalla morfina e ormai arresa all’idea della morte, morte che pervade una Germania postbellica, animata da personaggi resi simili dalla comune voglia di dimenticare. Che sia un passato fatto di campi di concentramento, o quello glorioso vissuto davanti ad una macchina da presa, la via da percorrere è una rimozione forzata che non contempla l’accettazione del proprio stato. Veronica decide di annullarsi assieme al suo personaggio, impossibilitata nello scinderlo dalla persona, non medita la rentrèe desmondiana, non espone le relique del suo successo, ma le seppellisce sotto il peso di bianche lenzuola: laddove il delirio rappresentato da Wilder era funzionale alla sopravvivenza di Norma, è la cruda consapevolezza del declino ad annientare la Veronica di Fassbinder. Si finisce col pensare che l’abbandono tra le braccia della psichiatra interessata solo ai soldi e non alla sua salute, sia una lucida scelta, un veloce mezzo per chiudere i conti con la vita. Immerso in un suggestivo bianco e nero, fatto di ombre e contrasti di luce abbaglianti, Veronica Voss, conta sulla struggente interpretazione di Rosel Zech, in osmosi totale col personaggio, che regala un ultimo raggelante canto del cigno prima della definitiva calata di sipario.
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martedì, 21 agosto 2007
The Tudors
Michael Hirst
(STAGIONE 1)
2007



Colpaccio della neonata tv via cavo Showtime che dopo l’exploit del serial killer “Dexter”, replica con una nuova serie tutta storica creata da Michael Hirst, già sceneggiatore dei due “Elizabeth” e forse l’unico in grado di gestire con dimestichezza l’affollata dinastia dei Tudors, per Robert Greenblatt presidente della Showtime, una delle più grandi soap-opera di tutti i tempi. Come dargli torto: tra intrighi, tradimenti e gozzoviglie, si scrive inesorabile la storia, come una partita a scacchi giocata tra le mura di corte. Lodevole la capacità di Hirst di intrattenere con una sceneggiatura avvincente che, concedendosi qualche inevitabile libertà storico-narrativa, colpisce nel segno restituendo appieno tutto il fulgore e le miserie del regno di Enrico VIII. Una volta introdotti nella ritualista vita di corte, al cospetto del re, The Tudors si svela in personaggi magnificamente caratterizzati e nelle ineccepibili scenografie, fatte di interni maestosi e panoramiche vedute esterne che mozzano il fiato (la serie è girata tra l’Irlanda e il Canada). Ben assortito il cast in cui, tra vecchie conoscenze (Sam Neil nel ruolo del cardinale Wolsey) e inaspettate rivelazioni (una tormentata Maria Doyle Kennedy, che interpreta Caterina D’Aragona), si piazza Jonathan Rhys Meyers in trasferta dal cinema, che torna in tv dopo l’ottimo biopic su Elvis Presley (ruolo che gli valse un Golden Globe). Attualmente in fase di produzione, la seconda stagione che focalizzerà sugli anni più importanti e movimentati del regno inglese, promette di bissare il successo ottenuto con i primi dieci episodi, anche grazie alla presenza di Peter O’Toole, per il quale siamo già pronti ad alzarci in piedi per gli applausi.
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lunedì, 20 agosto 2007
The lost room
Christopher Leone e Laura Harkcom
(STAGIONE 1)
2007



Una misteriosa chiave che apre la porta di un’altrettanto misteriosa camera d’albergo sospesa nel tempo e nello spazio: cosa contiene e quale senso dare a questa esperienza unica? E’ l’avvincente plot narrativo di The Lost Room, serie tv targata Sci-Fi che non mancherà di sollazzare il pubblico appassionato di storie sviluppate attorno ad un mistero da risolvere. Solo sei le puntate della prima (e forse unica) stagione, tante quanto gli oggetti un tempo contenuti nella stanza numero 10 del Sunshine Motel, oggetti che il protagonista, il detective Joe Miller dovrà recuperare per riportare a casa sua figlia Anna, inghiottita da quelle quattro mura. Ideata da Christopher Leone e Laura Harkcom, The Lost Room, convince per originalità e per la suggestiva messa in scena che alterna scenari oscuri all’abbagliante luminosità della stanza perduta, attorno alla quale, inevitabilmente, non ruoterà solo Joe, ma tutto un mini esercito di persone ossessionate dal suo mistero; si riflette sulla negazione della morte, sul bisogno dell’uomo di credere in qualcosa e di trovare la giusta chiave per dare un senso alla realtà in cui vive. Nonostante i numerosi momenti alti, non tutto però fila alla perfezione: personaggi spesso solo abbozzati e alcune soluzioni narrative troppo affrettate, soprattutto nella chiusura, mortificano il godimento per il sottile gioco psicologico che spesso anima i prodotti di questo tipo. Il mistero è destinato ad essere svelato, ma le basi per una seconda stagione sembrano esserci tutte: The Lost Room merita comunque un’attesa fiduciosa.

postato da: Iggy alle ore 11:28 | Permalink | commenti (23)
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giovedì, 16 agosto 2007
[ 20 PRIME VISIONI ] *
(i film più attesi dal sottoscritto)




- Across the universe (Julie Taymor): un figlio alla ricerca del proprio padre, una storia d’amore e l’ombra della Guerra in Vietnam, ma soprattutto un viaggio lisergico costruito su musiche dei Beatles che promette di essere banchetto invitante per gli occhi.

- The brave one (Neil Jordan): storia (decisamente non inedita) di violenza e vendetta. Si parla già di una memorabile Jodie Foster a metà strada tra Eastwood e Bronson. Riuscirà Jordan a sorprendere?

- Eastern promises (David Cronenberg): un incubo a luci ultraviolette, Viggo Mortensen e Vincent Cassell più bastardi che mai e Naomi Watts che ritorna in grande stile, perdendosi in una Londra violenta e immersa nel fango.

- Io non sono qui (Todd Haynes): un biopic che è gia leggenda, in cui Haynes rivisita il menestrello Bob Dylan, aiutato da un cast in gran spolvero. Inutile fare i trattenuti: per il sottoscritto è il film dell’anno.

- Hairspray - Grasso è bello (Adam Shankman): dalla commedia cult di John Waters, la versione cine-canterina, già successo mondiale a teatro. Un’irriconoscibile Travolta, kitch come se piovesse e Variety che lo saluta come il miglior musical dai tempi di Chicago.



- Paranoid park (Gus Van San): ritorna il minimalismo disperato di Van Sant, il cui occhio si posa ancora una volta su una storia di adolescenti senza direzione, pervasi dal senso di colpa.

- Waitress (Adrienne Shelly): commedia agrodolce in salsa Sundance, sorretta dall’eterna next best thing Keri Russell. Potrebbe diventare il film indie dell’anno.

- Il sogno di Cassandra (Woody Allen): Allen abbandona la commedia e ritorna dietro la macchina da presa, per un film che sonda l’animo umano e che sulla carta sembra ricordare il recente Match Point. Incuriosisce l’inedita coppia attoriale: il sempre ottimo Ewan McGregor e Colin Farrell.

- Irina Palm (Sam Garbarski): l’iconica Marianne Faithfull interpreta una vedova cinquantenne che varca la soglia di un locale a Soho, per ritrovarsi a masturbare clienti attraverso un buco nel muro. Poco accomodante, mai scabroso o volgare, divertente.

- Espiazione (Joe Wrigh): dopo l’onesto debutto con Orgoglio & Pregiudizio, sorretto soprattutto da un ottimo cast, torna Wright con il più classico dei noir (tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan). Già cult Keira Knightley in vestito verde, che si candida ad essere indiscussa femmina vintage, con il disappunto di Scarlett Johansonn.



- La terza madre (Dario Argento): Argento chiude (finalmente) la “Trilogia delle Madri” promettendo il film più violento della sua carriera. Si spera non sia il solito mezzuccio per colmare i vuoti di un lavoro fallato. Gli ultimi suoi film, non proprio felici, fanno sperare almeno in una ritrovata dimensione artistica.

- Into the wild (Sean Penn): “Volevo il movimento, non un’esistenza quieta. Volevo l’emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore.”

- Control (Anton Corbijn): un poetico bianco e nero, steso sulla vita di Ian Curtis leader dei Joy Division. Ovazioni a Cannes: più che un film, una dichiarazione d’amore.

- Elizabeth: the golden age (Shekar Kapu): sequel Elisabettiano in grande stile che promette faville e una Blanchette algida e tormentata già in odore di oscar.

- 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni (Cristian Mungiu): Palma D’Oro all’ultimo Festival di Cannes, chirurgica e disperata storia di aborto clandestino. Pubblico inevitabilmente diviso.



- Die hard: vivere o morire (Len Wiseman): forte dell’ottima accoglienza ricevuta in USA, il ritorno di John McLane, padre putativo dell’action dalla battuta sempre in canna (ma non ditelo a Mel Gibson).

- Piano, solo (Riccardo Milani ): raro biopic tutto italiano, Milani racconta l’intensa storia di Luca Flores, jazzista morto suicida nel 1995. Dall’omonimo libro di Walter Veltroni, interpreta Kim Rossi Stuart. Candidato ad essere film pigliatutto dell’anno.

- 2 Days in Paris (Julie Delpy): il ritorno della commedia intelligente: un’attrice che passa dietro la macchina da presa, per un film ridotto ai minimi termini e che conta su dialoghi brillanti e pungenti. Per chi lo ha visto è già un classico.

- Lo scafandro e la farfalla (Julian Schnabel): miglior regia e fotografia all’ultimo festival di Cannes, lo struggente ritratto di un uomo immobilizzato su una sedia a rotelle che comunica col mondo solo con la palpebra dell’occhio sinistro. Sconsigliato a chi ancora cerca di riprendersi da Mare Dentro di Amenabar.

- La ragazza del lago (Andrea Molaioli): dal romanzo "Il corpo di uno sconosciuto" di Karin Fossum, un noir riadattato al contesto italiano da Sandro Petraglia e diretto dall’esordiente Andrea Molaioli (già assistente alla regia di Nanni Moretti). Occhi puntati su Toni Servillo, nome da ricordare ogni volta che si pensa che in Italia non ci siano attori degni di nota.


* da agosto a dicembre 2007
postato da: Iggy alle ore 15:15 | Permalink | commenti (28)
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venerdì, 10 agosto 2007
[ 10 TELEFILM ] *







04. ER, Michael Crichton
05. Lost, JJ Abrams
06. Friends, Marta Kauffman & David Crane
07. Moonlighting, Glenn Gordon Caron
08. CSI, Anthony E. Zuiker
09. Alias, JJ Abrams
10. Sex and the city, Darren Star


* classifica compromesso tra gusto personale e peso televisivo/mediatico
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categoria:classifiche, serie tv
venerdì, 03 agosto 2007
Thumbsucker: il succhiapollice
Mike Mills
2005

Che sia un pollice succhiato, la droga, la scalata al successo piuttosto che il culto dello sport o di un personaggio televisivo idealizzato, la cosa non cambia: è la dipendenza ad animare Thumbsucker. In questo, figli e genitori sono sullo stesso piatto della bilancia, laddove mentre i primi si affacciano al mondo, i più coscienziosi adulti, imponendosi nel ruolo genitoriale, si guardano nel contempo alle spalle rivedendosi figli e scontrandosi coi propri fallimenti. Per tutti, però, c'è una fuga dalla realtà e uno smarrimento più o meno palesato che rende di piombo ogni passo nella corsa della vita. La soluzione (forse semplicistica e consolatoria) è l’accettazione: fagocitare ogni giorno, affrontando di petto le giornate e togliendosi le maschere per vivere “così come viene”. Mike Mills, usa la regressiva succhiata del pollice su un diciassettenne della provincia americana come mezzo per parlare di drammi esistenziali all’interno di una famiglia come tante: un piccolo racconto di formazione allargato che non risparmia nessuno, uniti tutti nella crescita, investiti da quei sentimenti di smarrimento che diventano una costante della vita, indipendentemente dall’età. Mills procede in punta di piedi, con una regia funzionale alla storia raccontata, non memorabile, ma avvolgente grazie anche alla intensa fotografia che illumina i numerosi primi piani “psicologici” e ad una colonna sonora furbetta che fa capitolare nelle sequenze più intense (e qui emerge tutto il suo passato videoclipparo). Lou Taylor Pucci, malinconico e indolente è la rivelazione di un film che si lascia vedere offrendo qualche spunto di riflessione, ma sul quale avrebbe giovato un più fine lavoro di sceneggiatura, per tenerlo lontano da certe facilonerie.
postato da: Iggy alle ore 13:09 | Permalink | commenti (7)
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