martedì, 25 luglio 2006

Una notte in Italia 2006

conclusa la manifestazione sarda dedicata al nuovo cinema italiano

 

Terminata domenica, dopo cinque giorni caratterizzati da un successo di pubblico sempre crescente, la manifestazione Una notte in Italia è stata anche quest’anno un’avventura che difficilmente si potrà dimenticare. Giunto alla sua quattordicesima edizione, questo piccolo festival “casalingo” ha rappresentato come sempre la cartina tornasole del cinema italiano, dove sono stati presentati al pubblico buona parte dei film che durante questa stagione cinematografica hanno avuto più successo (Il caimano, Notte prima degli esami), alternati ad altri meno conosciuti, ma altrettanto validi (La guerra di Mario, La terra). Un modo insomma per chiudere un anno particolarmente favorevole per il nostro cinema e per celebrarlo nel modo più consono, con passione e senza inutili contorni divistici. Protagonista indiscussa della manifestazione, la splendida isola di Tavolara posizionata a pochi chilometri dalla costa olbiese che regala, con la sua maestosità, uno scenario mozzafiato che ti entra negli occhi e nel cuore riempiendoli. Occorrono venti minuti di traversata per giungere fino a questa arena all’aperto, venti minuti stretti su un barcone a percorrere la via del cinema, per trovarsi davanti ad uno spettacolo che non esiste più, fatto di pellicole proiettate da vecchi proiettori rumorosi, di persone che sono lì per il piacere di esserci, con la gioia negli occhi e la voglia di farsi rapire dalle immagini sullo schermo. Lo stesso entusiasmo che si legge negli occhi degli attori che si alternano sul palco per presentare i loro film, quasi imbarazzati e straniti dall’atmosfera che si crea a Tavolara. Anche quest’anno è stato Neri Marcorè a presentare la manifestazione, accompagnato dall’improvvisata spalla Silvio Orlando, acclamato per la sua interpretazione ne Il Caimano. I due hanno regalato momenti esilaranti, introducendo i vari ospiti, tra i quali spiccano Jasmine Trinca e la sua disarmante timidezza, un commovente Luca Zingaretti che presenta il backstage del suo film, Alla luce del sole, dove ha interpretato Don Giuseppe Puglisi parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia nel 1993 e, Piera Detassis direttrice di Ciak e organizzatrice del festival, che dal palco lancia la sua sentita dichiarazione d’amore per il cinema e per la manifestazione. Alto il livello dei film presentati, tra buone commedie (divise tra il classico Carlo Verdone de Il mio miglior nemico e il frizzante esordio di Fausto Brizzi con Notte prima degli esami) e film più impegnativi (La seconda notte di nozze di  Pupi Avati, La guerra di Mario di Antonio Capuano  e l’ottimo excursus nel giallo di Sergio Rubini con il suo La terra). Annunciato e cancellato all’ultimo momento, Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart è stato sostituito da E se domani dell’esordiente Giovanni La Pàrola, con il duo Luca e Paolo e una Sabrina Impacciatore prorompente e particolarmente convincente; un piccolo film ispirato ad una storia vera di ordinaria follia umana, diretto in modo intelligente e lontano dai soliti canoni italiani. Ecco un’altra sorpresa di questo festival. Valeva la pena esserci anche quest’anno e dopo cinque giorni di immersione totale nel cinema, fa uno strano effetto vedere  il fascio di luce del proiettore che si spegne definitivamente. Isola arrivederci, ci ritroveremo l’anno prossimo, quando torneremo a calpestare la tua terra, quando saremo nuovamente sotto quel cielo stellato, immersi nell’atmosfera rilassata che ti contraddistingue, quando le luci si spegneranno ancora una volta e i nostri volti saranno illuminati solamente dalla luce dello schermo.

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sabato, 15 luglio 2006
La mia vita a Garden State
Zach Braff
2004

Impossibile avvicinarsi a Garden State senza pensare al passato di Zach Braff, sceneggiatore, regista e attore protagonista di questo film. Avete mai visto Scrubs, geniale sitcom ospedaliera dal surreale umorismo? Lui era JD, medico tirocinante ironico, impacciato e investito dai cambiamenti divisi tra lavoro e vita privata; ed era uno di quei personaggi perfetti che difficilmente un attore riesce a scrollarsi di dosso. Sin dalle prime battute, Garden State è il palese tentativo di Braff di lasciarsi alla spalle quel personaggio che l'ha fatto conoscere al grande pubblico e lo fa attraverso Andrew Lagerman, 26 anni, taciturno e ombroso aspirante attore, da nove anni a Los Angeles dove si mantiene lavorando in un ristorante vietnamita. Andrew è costretto a tornare nel New Jersey per l'improvvisa morte della madre e, il ritorno nella città natale, sarà per lui un ritorno alla vita. Scontrandosi con un passato che sembra essere sempre uguale e con un padre psichiatra che da anni lo castra emotivamente, Andrew troverà la forza di uscire dal torpore esistenziale che da troppo tempo lo blocca, anche grazie all'incontro con Sam (Natalie Portman) che è il suo esatto contrario. Esuberante e ipersensibile, la ragazza  lo aiuterà a trovare la via della rinascita, a superare quella linea d'ombra che separa l'età adolescenziale da quella adulta. Un plot sulla carta per nulla originale, vista la tematica più volte battuta dalla moderna cinematografia, Garden State si presenta invece come un film più che riuscito, questo grazie anche alla spontaneità di Braff che, alla sua prima regia, tra qualche trovata visivamente interessante e una magnifica colonna sonora di supporto, riesce nel non facile compito di trasferire alla pellicola quello stato d'animo (con una buona fotografia al servizio dell'umore del protagonista) che è tipico di un certo periodo della vita di ognuno di noi e in cui è molto facile ritrovarsi. Questo aspetto permette di chiudere un occhio su una regia spesso incerta e azzardata che comunque si fa notare per una buona direzione degli attori, in cui spicca un'intensa Natalie Portman che con Braff costruisce un'alchimia elettrizzante che difficilmente si dimentica.
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domenica, 09 luglio 2006
In her shoes
Curtis Hanson
2005



Ed ecco il film che non ti aspetti. Pensavo fosse la solita commedia con la Diaz prodiga di turpiloquio e gambe mozzafiato o il solito film con la Colette dimessa e sempre impeccabile (qualcuno dovrebbe accorgersi della bravura di questa donna e darle un copione che la valorizzi); invece mi sono ritrovato a vedere una bella commedia agrodolce, più agro che dolce, forse non proprio originalissima, ma comunque diretta in modo esemplare. Merito di Curtis Hanson, già autore dell'unico noir degno di nota degli ultimi anni, LA Confidential, e regista che è riuscito nell'impossibile dando ad Eminem una credibiltà di attore in 8 Mile. Questa volta Hanson è alla prese con due sorelle, Maggie (Cameron Diaz), esuberante ragazzotta che vive di espedienti, e Rose (Toni Collette), posata donna in carriera, ossessionata dalle scarpe che colleziona bulimicamente e in cerca del vero amore. Non si sopportano ma non riescono a fare a meno l'una dell'altra. Sarà la scoperta di avere una nonna (Shirley McLaine), tenuta nascosta da un padre rancoroso, a riavvicinarle dopo un furioso litigio e a rimettere in sesto il loro legame. Sembra un film di altri tempi questo In her Shoes, in cui si miscela commedia e drammatico in modo impeccabile senza mai eccedere in nessuno dei due ambiti, risultando perfettamente calibrato, supportato da una buona sceneggiatura e da un ottima prova attoriale delle due primedonne e della "spalla" Mclaine, come sempre in ottima forma. Non sarà un capolavoro ma è un film ben pensato, ben fotografato e ben diretto e di questi tempi non è una cosa poi così scontata.


Non bussare alla mia porta
Wim Wenders
2005



Non bussare alla mia porta. Non ci sono per nessuno, non risponderò. Ho voglia di scappare, di lasciarmi alle spalle questa situazione che mi opprime; prenderò le mie poche cose e andrò via alla ricerca di qualcosa che non so bene cosa sia. Alla ricerca di me stesso, forse. Alla ricerca di un pretesto per il quale la mia vita acquisti un senso. Sembra pensare questo Howard Spence (Sam Shepard), star cinematografica sul viale del tramonto, mentre fugge dal set dell'ennesimo film western senza spessore che sta interpretando e attraversa silenzioso quei paesaggi sconfinati che lo riporteranno alla realtà e ad una madre che non vede da anni. E proprio da lei apprende di essere padre di un ragazzo nato trent'anni prima. Eccolo il pretesto, inaspettato, e Howard riparte alla ricerca di quel figlio che forse gli permetterà di pareggiare i conti con la vita. Braccato dall'agente assicurativo che lo vuole riportare sul set, Howard arriva in Montana dove ritrova la sua vecchia fiamma (Jessica Lange) e quel figlio che dovrà conquistare. Scritto dalla stesso Shepard, Non bussare alla mia porta ci restituisce quell'America luminosa che non esiste più, spesso battuta dallo stesso Wenders nei suoi film, forse stereotipata, ma terribilmente affascinante. E Wenders ci regala il solito affresco costruito da immagini struggenti e malinconiche che questa volta sembrano uscire da un quadro di Hopper. La sceneggiatura purtroppo non è sempre all'altezza della situazione e questo va ad incidere negativamente sulla caratterizzazione dei personaggi e su alcuni risvolti narrativi, ma il paesaggio, gli attori e la consueta ottima colonna sonora (ancora una volta il fido Bono Vox al lavoro per Wenders) rendono il film decisamente riuscito.


Sul lago dorato (On golden pond)

Mark Ryddell
1981



Il New York Times salutò On Golden Pond come un film "capace di toccare il cuore a chiunque ne abbia uno". In sostanza una considerazione più che giusta, poichè se si guarda questo "piccolo" film di Mark Ryddell con la testa si potrebbe correre il rischio di trovarlo eccessivamente mieloso; al contrario se ci si lascia trasportare dalla storia degli anziani coniugi Thayer, sarà difficile dimenticarlo. Norman ed Ethel lasciano la città per ritirarsi nella loro casa di campagna, immersa in un paesaggio incantevole e sulle sponde del "lago dorato". In occasione dell'ottantesimo compleanno di Norman, i due vengono raggiunti dalla figlia Chelsea che si presenta ai genitori con il suo nuovo compagno e Billy, il figlio adolescente di questi. I rapporti tra Norman e Chelsea non sono mai stati buoni e anche in questa occasione i due non si risparmiano piccoli battibecchi dettati da vecchi rancori (situazione per altro non molto lontana dalla realtà, considerando il rapporto burrascoso tra Henry e Jane Fonda). La situazione si complica quando Chelsea e il suo compagno ripartono, lasciando il giovane e polemico Billy a passare il resto delle vacanze con i "nonni". Sul lago dorato è un film sulla vita, che analizza i difficili rapporti fra i rappresentanti di tre generazioni di una stessa famiglia, dove l'amore profondo tra i due coniugi si contrappone alla relazione instabile tra genitori e figli; ma è anche e soprattutto un felice incontro tra grandi attori: Henry Fonda, Katherine Hepburn (entrambi si aggiudicarono l'oscar per queste interpretazioni) e Jane Fonda sono l'esempio di un cinema che non esiste più, impeccabili e perfettamente a loro agio in un film ben confezionato e senza sbavature. Sorprende la capacità di raccontare storie così semplici e toccanti senza scadere nel patetico; probabilmente se "Sul lago dorato" fosse un film dei giorni nostri sarebbe da sagra dello stucchevole e nel cast figurerebbe Sandra Bullock. Per fortuna questo non lo è.

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mercoledì, 05 luglio 2006
Sussurri e Grida
Ingmar Bergman
1972

E se vi dicessi che “Sussurri e Grida” è stato il mio primo film di Bergman? Bene, il bello del cinema è anche quello di ammettere le proprie lacune: non sono il tipo di persona che si riempie la bocca di nomi illustri senza sapere di cosa sta parlando. Per fortuna queste lacune possono essere colmate soprattutto nel momento in cui, presa coscienza della propria ignoranza, ci si sveglia dal torpore e si è disposti a tutto per lasciarsi andare tra le braccia di un regista. Non basterebbero le parole per descrivere la fascinazione che ho provato nel vedere questo film e ho talmente rispetto per quello che ho visto che provo quasi del timore reverenziale a parlarvene; in più non ho abbastanza strumenti per analizzarlo, poichè Bergman è un autore con la A maiuscola e parlare di un suo film dimenticandosi tutti gli altri significherebbe banalizzarlo. Mi rimane “solo” il trasporto per questa feroce storia sull'incomunicabilità umana che si sviluppa per silenzi pieni di rancore e disperazione, tanto pesanti quanto fragorosi. I silenzi sono quelli di quattro donne, tre sorelle e una governante, ognuna con un segreto da nascondere, ognuna con l’anima lacerata e tormentata. Maria e Karin, accorrono al capezzale della sorella Agnese, malata di cancro e accudita amorevolmente dalla governante Anna; questo è il punto di partenza da cui si sviluppa Sussurri e Grida, laddove la vicinanza forzata tra le donne, nella casa in cui sono cresciute e in cui il tempo sembra essersi fermato, diventa il pretesto per aprire la porta dei ricordi. E Bergman lo fa con splendidi flashback introdotti da dissolvenze che hanno il colore rosso del sangue, come a volere sottolineare tutta la disperazione legata agli episodi ricordati. Ed è proprio il colore che accompagna la vita di queste donne a colpire l’occhio dello spettatore: accanto al rosso che avvolge tutti gli interni della casa, c’è il bianco virginale degli abiti e il nero come presagio di morte, quel senso di morte, di abbandono che sovrasta tutti personaggi della storia e che non lascia spazio a nessuna possibilità di riscatto o rinascita
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mercoledì, 05 luglio 2006
Rosso & Bergman:
Sussurri & Grida

Karin, Maria e Anna

Agnese

Ricordo d'infanzia

Maria e Karin

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domenica, 02 luglio 2006
Thom Yorke: The Eraser



"E' solo una cosa da ascoltare guardando il cielo, aspettando che passi una nuvola"
Luca Valtorta, XL

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